Nasce il 21 ottobre 2003 a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, terzogenito di mamma Angelina e papà Alfredo, dopo le sorelle Francesca e Chiara.
Dopo la separazione dei genitori, quando aveva solo tre anni, Fulvio vive con la mamma, la nonna e le sorelle, trovando pian piano nuovi equilibri familiari.
Rabbia e impotenza non abitarono mai nel suo animo, avvolto dal profondo amore della famiglia e dalla presenza di Dio sempre più forte.
Per sua volontà decide di iscriversi alle scuole medie all’Istituto Salesiano di Caserta, dove studiavano anche le sorelle maggiori. Gli era capitato di accompagnarle e stare con loro nell’oratorio diverse volte ed era rimasto così colpito dall’imponente istituto salesiano, austero ma privo di quell’alone di seriosità che spesso caratterizza gli ambienti scolastici.
Fulvio restava incantato nello scorgere l’allegria negli occhi degli studenti. La pace che si respirava nella chiesa dedicata al “Cuore Immacolato di Maria” e poi quella marea umana di giovani, ragazzi e ragazze, degli stessi insegnanti e salesiani.
La spiritualità di Don Bosco divenne per lui la base dell’incontro col Signore, delle profonde amicizie che ha avuto in vita e della grande gioia che trasmetteva agli altri.
Fulvio era sempre molto attento ai suoi compagni più fragili ed esclusi, per questo ne prendeva le difese quando se ne palesava l’opportunità.
C’è un aneddoto a riguardo, un giorno fu allontanato dalla classe perché accusato di una marachella che la professoressa intese punire allontanandolo per alcune ore dalla classe. Cosciente di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti, ritenne di non dover riferire l’evidenza dell’accaduto. Si caricò della punizione per tutelare uno dei suoi compagni più fragili.
Azioni del genere divennero il suo personale modo di esprimere solidarietà e vicinanza verso quei compagni che, a suo parere, erano bisognosi di premure ed attenzioni. In alcuni frangenti ed in conseguenza di un suo preciso percorso mentale o spirituale, Fulvio riteneva necessario caricarsi la fatica o le sofferenze di coloro che gli stavano a cuore, anche in presenza di un aiuto non richiesto.
Nel settembre 2016 Fulvio si preparava ad iniziare la terza media, con l’entusiasmo di chi si sente pronto anche per la prova del Liceo: Classico o Scientifico? Un intero anno per rifletterci su. Una sola, unica condizione: la certezza di restare nell’Istituto Salesiano.
Ma il 15 novembre 2016, durante le lezioni a scuola Fulvio accusa un forte dolore alla testa e un episodio di paralisi del lato destro del corpo. Trasportato urgentemente al Santobono e sottoposto ad accertamenti, non perde mai la sua calma e il suo rassicurante sorriso.
A conferma dei peggiori timori dei medici, la diagnosi è quella di un tumore maligno della fossa cranica, un medulloblastoma di IV grado.
Sottoposto subito a due interventi urgenti per la rimozione della massa tumorale, Fulvio non si lascia atterrire dalla paura ma prega e accoglie la sofferenza con pace e serenità.
affronta l’esperienza più dolorosa mai provata con coraggio e grande attaccamento alla vita come dono prezioso. È sempre pronto alla cura successiva, senza mostrare cenno di cedimento, timore, frustrazione o rabbia nemmeno davanti ai medici con una naturalezza che lascia senza parole, come se non esistesse modo diverso di comportarsi.
Una volta scoperta la malattia, mamma Angela inizia subito a cercare l’ospedale più specializzato e all’avanguardia per il trattamento dei tumori cerebrali pediatrici e la risposta unanime è l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Per questo l’intera famiglia si trasferisce nel capoluogo lombardo per quasi due anni, tutti uniti per aiutare Fulvio a fronteggiare le difficoltà.
Gli effetti delle cure oncologiche ad alte dosi sono imprevedibili e devastanti ma Fulvio è animato da una forza interiore superiore a quella che chiunque poteva aspettarsi da un adolescente ed anzi, si preoccupava per i pazienti più piccoli che vedeva in reparto e avrebbe voluto farsi carico anche del loro dolore.
A Milano, nonostante le intense cure, riesce a conseguire il diploma di scuola media con ottimi risultati, lasciando impressionati anche i docenti per la sua preparazione e maturità.
Avverte sempre la nostalgia dell’Istituto Salesiano e dei suoi amici a Caserta ma riesce ad inserirsi bene anche quando inizia il liceo scientifico a Milano, dove studia e segue le lezioni grazie al progetto “Scuola a Casa” e non si perde un solo appuntamento del torneo di fantacalcio organizzato dai nuovi amici ogni sabato.
Nel 2019 con la famiglia fanno un pellegrinaggio ad Assisi e Collevalenza, dove Fulvio vive intensi momenti di preghiera e raccoglimento nella Porziuncola e quando decide di bagnarsi nelle acque della fonte voluta dalla beata Madre Speranza.
Neanche in quei momenti dimentica di pregare per tutti i bambini e ragazzi incontrati nel suo percorso di malattia. Per tutti loro ebbe un sorriso e una parola di conforto, spronandoli a non lasciarsi andare all’angoscia ma a continuare a fare progetti per il futuro.
Uno dei suoi desideri più grandi era poter diventare animatore cristiano nella sua scuola, seguendo il corso di Kerigma che lo avrebbe aiutato a portare la luce di Gesù anche ai più piccoli, sempre con la sua distintiva giocosità e leggerezza.
Dopo l’estate le sue condizioni peggiorarono progressivamente, fino a portarlo alla tetraplegia nel gennaio 2020.
I medici e fisioterapisti che lo seguivano in quel periodo non videro mai in lui un segno di sconforto e nient’altro che grandissima positività e gentilezza. Ciò che lo accompagnava più di tutto in quei giorni fu la preghiera della Coroncina alla Divina Misericordia e il completo affidamento al Cuore di Gesù. Soleva infatti ripetere che “Nulla dobbiamo temere, siamo nel cuore di Gesù”.
Spirò il 22 febbraio 2020, circondato dall’amore della sua famiglia e di quanti lo avevano conosciuto ed amato in vita. Il funerale fu celebrato il 24 febbraio, da Don Gino Martucci presso il Santuario salesiano del Cuore Immacolato di Maria, con paramenti bianchi riservati alla Pasqua di Resurrezione, proprio a significare quanto quello di Fulvio sia stato un diretto passaggio dalle braccia della mamma a quelle del Signore Gesù, a cui è stato sempre unito.